Entrando nella foresta pluviale di Montevideo, il mondo sprofonda improvvisamente in un fondale grigio-verde. Radici nodose, avvolte nel muschio, ricordano la spina dorsale di un colosso preistorico, e ogni felce è ornata da gocce di nebbia simili a diamanti. Sul ponte sospeso, i colibrì sbattono le ali ottanta volte al secondo, immobili davanti ai fiori delle bromelie, mentre venti metri più in basso, nello strato di foglie in decomposizione, la leggenda dell'estinzione del rospo dorato volta dolcemente pagina con un sospiro della guida. Il momento più magico è il "sole nascente": uno squarcio nella fitta nebbia, la luce del sole tinge il vapore di iridescenza e migliaia di sfumature di verde si risvegliano in un istante. Toccare le radici delle orchidee epifite lascia le mani coperte da una fresca nebbiolina, e si capisce perché gli abitanti del luogo chiamano questo posto "la foresta dal respiro eterno".