Alcuni temono il vento e la pioggia, ma io ho trovato un ritmo in essi. Più sono confuso, più sento il battito del tamburo nel profondo del mio corpo: un ritmo primordiale, indomabile, indifferente alla meta, interessato solo all'intensità e all'ampiezza del momento. Viaggiare mi ha permesso di riscoprire questo ritmo, trasformando il camminare in danza, l'arrampicarsi in pellegrinaggio e il sedersi in contemplazione. Un viaggio incompiuto è come una sinfonia senza fine, ogni movimento lascia in sospeso, in attesa che la nota successiva si dispieghi. Sono partito con questa percezione musicale, scoprendo che persino il vento e la pioggia hanno una melodia: la pioggia è un legato di archi, il vento un ululato di strumenti a fiato, il tuono un'esplosione di percussioni; insieme creano l'accompagnamento più sincero della vita. In quest'atmosfera, la primavera non è più una meta, ma uno stato d'ascolto, la capacità di discernere l'armonia in mezzo a qualsiasi rumore. Mentre cammino sulla strada bagnata, le mie impronte vengono rapidamente cancellate dalla pioggia, ma che importa? Ciò che conta non è lasciare tracce, ma lasciare sensazioni. Il viaggio incompiuto mi ha insegnato che i veri guadagni non sono mai le cose che possiamo portare via, ma i cambiamenti che interiorizziamo silenziosamente nel mezzo di prove e tribolazioni: il coraggio, la fiducia, il modo di vivere serenamente nel momento presente anche nell'ignoranza.